DEKRA Process Safety

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Garantire sicurezza e conformità attraverso la classificazione delle aree a rischio esplosione

Tramite l’identificazione delle zone a rischio incendio o esplosione, la classificazione delle aree aiuta le industrie a ridurre le possibilità di andare incontro ad incidenti con conseguenti danni ai beni e potenziali infortuni o perdite di vite umane. Originariamente la classificazione delle aree a rischio esplosione era stata concepita per consentire alle aziende di processo di scegliere correttamente le apparecchiature elettriche, al fine di prevenire l’innesco elettrico delle atmosfere infiammabili.

Oggi la classificazione delle aree a rischio esplosione viene applicata ad analisi di rischio di più ampio respiro, per tener conto anche di altre tipologie di fonti di innesco, quali scariche elettrostatiche, e sostanze infiammabili, come vapori di solventi, gas o nebbie e nubi di polvere. Per questo motivo, la classificazione delle aree a rischio esplosione è necessaria non solo negli impianti chimici ma anche in molti altri settori, dall’industria alimentare alla produzione di energia. Sia l'OSHA e l’NFPA in America, che le Direttive ATEX in Europa fanno riferimento alla classificazione delle aree a rischio esplosione nei loro standard di sicurezza.

Siamo esperti sia in termini di classificazione delle aree a rischio esplosione che di obblighi e responsabilità delle aziende ai sensi delle normative nuove ed esistenti, identificando quelle aree di impianto in cui possono insorgere atmosfere infiammabili e definendone la loro frequenza. Con un orientamento internazionale e un approccio disciplinato, possiamo fornirti un supporto in materia di classificazione delle aree a rischio esplosione: i nostri esperti hanno le conoscenze e l'esperienza per guidarvi attraverso le complessità del processo di classificazione.

Un approccio inflessibile alla classificazione delle aree a rischio esplosione

La realizzazione di una classificazione delle aree a rischio esplosione richiede una conoscenza approfondita dei processi e delle apparecchiature industriali rilevanti. Il primo passo, quindi, è quello di riunire un gruppo di lavoro con una conoscenza di base delle aree produttive del sito, delle apparecchiature elettriche, dei processi e dei requisiti di manutenzione.

Il passo successivo consiste nel raccogliere i dati di infiammabilità appropriati per le sostanze di interesse. Per le polveri, questi dati potrebbero includere i parametri di esplosività (costante di deflagrazione della polvere (Kst)) ed infiammabilità (energia minima di innesco in nube (MIE), temperatura minima di innesco in nube e strato (MITc e MITl), minima concentrazione esplosiva (MEC)), e conducibilità della polvere. Per quanto riguarda gas o liquidi, i test principali includono limiti di infiammabilità, punto di infiammabilità o flash point (liquidi), densità di gas o vapore, temperatura di auto-accensione (AIT), corrente minima di accensione (MIC) e massima distanza di sicurezza sperimentale (MESG).

Successivamente il gruppo di lavoro identifica le potenziali fonti di rilascio di liquidi, vapori, gas e polveri sia in condizioni normali che di anomalia, stima la durata delle perdite o dei rilasci e determina se è probabile che si crei una miscela esplosiva durante qualsiasi rilascio o perdita, anche a seguito di riparazioni o manutenzione. Viene inoltre effettuata una valutazione della diffusione del combustibile attraverso fossi, tubazioni o condutture, nonché una valutazione dell'efficacia della ventilazione.

La documentazione è una componente essenziale della classificazione delle aree a rischio esplosione. Oltre ai layout di edifici e apparecchiature, il gruppo di lavoro applica le linee guida appropriate per assegnare una classe e divisione o una zona alle aree oggetto della valutazione, definendone anche l’estensione. La classificazione è quindi documentata, insieme alle valutazioni delle apparecchiature utilizzate nelle aree classificate.

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Domande e risposte sulla classificazione delle aree a rischio esplosione

Abbiamo riassunto di seguito le domande frequenti relative ai regolamenti e alla classificazione delle aree a rischio esplosione per fornirti una conoscenza più approfondita dell’argomento e quindi garantire operazioni sicure e conformi alle normative. Se vuoi saperne di più sui nostri servizi di classificazione delle aree a rischio esplosione, contattaci.

Quali sono le line guida per la classificazione delle aree a rischio esplosione?

I documenti di classificazione pertinenti nello schema europeo o ATEX sono EN 60079-10-1 e EN 60079-10-2.

Quale schema di classificazione viene utilizzato?

Nella comunità europea (IEC/ATEX) e in altri Paesi si utilizza lo schema a Zone. Un'area in cui un'atmosfera esplosiva è presente in maniera continuativa, frequentemente o per lunghi periodi, è classificata come Zona 0 per i gas/vapori e Zona 20 per le polveri. Un'area in cui è probabile che si verifichi un'atmosfera esplosiva in condizioni operative normali è classificata come Zona 1 per i gas e Zona 21 per le polveri. Infine, un'area in cui non è probabile che si verifichi un'atmosfera esplosiva in condizioni operative normali o, qualora si verifichi, sarà di breve durata, viene classificata come Zona 2 per i gas e la Zona 22 per le polveri.

Quali sostanze pericolose contribuiscono a classificare le aree a rischio esplosione?

Nello schema IEC/ATEX, le sostanze pericolose sono raggruppate in categorie denominate I, IIA, IIB, IIB + H2 e IIC. Il metano appartiene alla categoria I. La categoria IIA comprende benzina, acetone, ammoniaca, benzene, butano, ciclopropano, etanolo, esano, metanolo, gas naturale, nafta, propano o gas che sono pericolosi allo stesso modo. Nella categoria IIB sono raggruppati etile, etere ed etilene o gas con rischio equivalente. Una categoria separata (IIB + H2) comprende idrogeno, combustibili e gas di processo combustibili contenenti oltre più del 30% di idrogeno in volume o gas simili come butadiene, ossido di etilene, ossido di propilene e acroleina. L'acetilene appartiene alla categoria IIC.

Quali informazioni sono necessarie per svolgere una classificazione delle aree a rischio esplosione efficace?

Bisogna avere i dati sull'infiammabilità delle sostanze rilevanti, dati che si possono ottenere mediante test di laboratorio. Per le polveri, questi dati potrebbero includere i test di esplosività (costante di deflagrazione della polvere - Kst) ed innesco (minima energia di innesco di una nube di polvere - MIE, temperatura minima di innesco in nube e strato – MIT e LIT, concentrazione minima esplosiva - MEC) e le proprietà conduttive. Per quanto riguarda i gas o i liquidi, i test importanti includono i limiti di infiammabilità, il punto di infiammabilità (liquidi), la densità di gas o vapore, la temperatura di auto-accensione (AIT), la corrente minima di accensione (MIC) e la massima distanza di sicurezza sperimentale (MESG). I nostri esperti conducono questi test nei nostri laboratori all'avanguardia, che ottimizzano e accelerano i nostri servizi. I layout degli edifici e delle attrezzature, le valutazioni dei sistemi di ventilazione e di diffusione del combustibile, la quantificazione delle sorgenti di emissione o delle probabilità di rilascio e la loro durata sono esempi di altri tipi di informazioni richieste per dal processo di classificazione delle aree a rischio esplosione.

Qual è il risultato finale di una classificazione delle are a rischio esplosione?

Il punto di arrivo di una classificazione delle aree a rischio esplosione è un report di classificazione elettrica delle aree a rischio, e deve essere preparato per ogni struttura in cui si possono creare atmosfere infiammabili durante condizioni operative normali e/o anomalw. Questa documentazione dovrebbe essere rivista ogni tre anni o nel caso in cui vengano apportate modifiche sostanziali a processi / sostanze / procedure operative.

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